il muso dii un caneÈ innegabile dobbiamo fare i conti con il superfluo. Quanti oggetti in più che abbiamo in casa e che occupano spazio inutilmente? Non è un caso che qualche anno fa il libro L’arte del riordino Marie Kondo fosse diventato un successo planetario.

Il problema è che non sono solo le cose ad essere inutili nella nostra vita. Ci sono anche i pensieri negativi, giudicanti nei confronti di noi stessi e degli altri che ci sviano dal focalizzarci sulle nostre capacità e aspirazioni. Non si è abbastanza bravi o capaci.

L’eccesso delle nostre vite produce paradossalmente un senso di mancanza e inadeguatezza. C’è sempre qualcosa che non possediamo ma che è indispensabile. Si scatena una rincorsa senza fine al raggiungimento di un ideale approssimativo imposto dall’esterno. Più ricchi, più giovani, più felici, più di successo. Non essere in grado di definirsi è fonte di grandi malesseri, sofferenze e inutili perdite di tempo.

Non è un caso che vadano tanto di moda pratiche come lo yoga o la meditazione che invitano le persone a trascendere dalla materialità delle cose, se non fosse che intorno ad esse si è creato un merchandising di vestiti, oggetti, candele, tappetini, libri che ne hanno completamente svuotato il contenuto.

Trovare quello che è veramente essenziale per ciascuno di noi non passa da nessun libro, da nessun guro o da alcun oggetto.

C’è una banalissima verità: possiamo percepire dentro di noi quello di cui abbiamo veramente bisogno. Ci sono troppi rumori e interferenze, bisogna abbassarli e lasciare che le nostre sensazioni emergano. Non è immediato ma tutti possiamo farlo.

Il lavoro sull’essenziale è fondamentale nel Metodo Feldenkrais e mai e poi mai passa attraverso una verità rivelata. L’insegnate non si propone come il dispensatore di preziosi segreti di felicità ma come accompagnatore all’ascolto.

Trovare l’essenziale fa sentire bene nella vita come nel movimento. Molte volte accade che i nostri allievi non riescano a eseguire un semplice movimento senza farne un altro non necessario. Questi sono i movimenti parassitari, possono essere di varia natura, un esempio classico è quello di flettere la caviglia e contemporaneamente arricciare o tendere le dita del piede.

I movimenti parassitari sono indice di uno sforzo o una tensione di cui le persone non si accorgono ma che ci sono e producono effetti, come fatica, poca propulsione o mancanza di percezione.

Così come nella nostra vita il superfluo non ci fa vedere cosa è importante e ci fa bene, così nel movimento non ci fa ascoltare come possiamo rendere le nostre azioni più efficaci e il benessere appare così una chimera.

Nel Feldenkrais difronte all’inessenziale si fa semplicemente meno. Si invita a ridurre, a respirare e a sperimentare variazioni dello stesso gesto.

Variare e rallentare fa portare l’attenzione a un movimento poco utile per migliorarlo. Non ci sono rimproveri o correzioni, si sperimenta e ci si ascolta.

Nella vita non c’è nessuno che ci accompagna ma possiamo sempre metterci in ascolto e chiederci a quali bisogni le nostre azioni stanno dando risposta e se lo stanno facendo in modo efficace. Mi chiedo sempre se quello che voglio comprare o il modo in cui voglio utilizzare il mio tempo rispecchiano realmente i miei desideri, il modo in cui intendo vivere la mia vita o se invece non siano desideri dettati da bisogni imposti, su come dovrei essere, apparire o possedere.

Il Metodo Feldenkrais mi aiuta a cambiare la prospettiva con cui guardare le cose e ad avere uno sguardo di benevolenza per le mie azioni, non giudicarsi ma rispettarsi.