papere che camminano - morguefile

Osservando le persone ci si accorge alle volte dello stato d’animo: di solito notiamo una persona che sa il fatto suo dal portamento, si dice solitamente “dall’atteggiamento”.

Nel Feldenkrais conta poco l’apparenza e si va a indagare quali sono le componenti reali di una camminata.

Prima di tutto in un passo ci si radica a terra con una gamba per poter slanciare l’altra. È necessario saper compiere due distinte azioni: lasciare andare ( lo slancio) e radicarsi ( il piede che appoggia a terra). Si compiono quasi contemporaneamente due azioni opposte e ci si muove su ben tre piani di movimento, per questa ragione l’azione del camminare è tanto complessa e spesso incoraggiata a svilupparsi quel tanto che basta per avanzare, solo parzialmente.

Il piede che sostiene il peso nel passo deve necessariamente essere bene aderente al suolo per fare un passo in avanti. Già quando la superficie d’appoggio è piana moltissimi fattori sono necessari perché il piede aderisca bene: la caviglia, il movimento del bacino, le spalle.

Per camminare non servono solo i piedi, c’è un gioco continuo tra parti diverse del corpo. Di solito non ci si accorge, ma quando il terreno si fa sconnesso, non più piano allora la cose si complicano. Ci si sente più insicuri e, se anche il percorso è in salita, si fa più fatica.

Qui diventa chiaro che non è solo il piede che ci fa camminare! In terreni sconnessi, cosa fare per ritovare sicurezza= equilibrio?

Un movimento in cui più parti sono connesse l’una all’altra, tutto diventa più facile e più piacevole. Nelle nostre lezioni lo vediamo tutti i giorni.

La prossima volta che vi trovi in campagna, o in montagna su un sentiero, prova a sperimentare: irrigidisci le spalle, il torace, pensa di essere di marmo, trattieni il respiro e cammina. Poi invece lascia andare e prova a sentire la differenza. Anche solo l’idea di bloccare il busto provoca una sensazione di costrizione.

Quante volte tieni, trattieni e non ti accorgi?